i colori che siamo

 
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La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni
(Art. 12 Costituzione della Repubblica Italiana)
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DESCRIZIONE DELL’ESPERIENZA

Il progetto “VideoItalia. Tre colori per 150 anni” nasce da un particolare contesto sociale, culturale e pedagogico, ovvero il 150° anniversario della nascita dello Stato Italiano. L’esperienza realizzata prende spunto da una materia fondamentale come la Storia d’Italia, focalizzandosi su un elemento centrale di questa storia: la bandiera italiana. Queste tematiche sono spesso percepite in modo “distaccato” dai ragazzi, come “freddi” argomenti di studio. Attraverso il cinema, la pittura e la poesia, si è cercato di “vivificare” questi concetti, avvicinandoli alla loro sensibilità. La maggior parte dei partecipanti al corso frequentava la classe terza, e dunque questo argomento costituiva parte integrante e basilare del programma di studio.

i colori che siamo (2)Quindi, piuttosto che mostrare la bandiera come simbolo e raccontarla come storia attraverso una didattica tradizionale, questa esperienza ha tentato di far vivere “sulla pelle” degli studenti l’idea di Patria e di appartenenza nazionale.
La finalità generale del Progetto VideoItalia è così riassumibile: Riconoscere simboli identitari di appartenenza attraverso la loro riproduzione artistica integrata e multidisciplinare.
L’obiettivo specifico era di arrivare alla realizzazione di un video (intitolato I colori che siamo) riferito a questi contenuti e a queste finalità. I punti di forza di questo progetto risiedono in un percorso pluriennale maturato dal nostro Istituto, sempre incentrato sulla produzione cinematografica, che ha portato alla realizzazione di numerosi video, premiati in varie occasioni nazionali e internazionali (tra cui il riconoscimento del Gold Indire 2010).


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IL PERCORSO

Il Progetto ha seguito un preciso iter temporale, che riassumiamo in questo schema:

  • Ottobre-Novembre. Progettazione
  • Gennaio. Preparazione del soggetto e della sceneggiatura.
  • Febbraio-Aprile. Riprese del video.
  • Maggio. Montaggio del materiale girato, sonorizzazione.

L’esperienza è stata possibile grazie alla collaborazione tra l’esperto esterno Dante Albanesi e il docente Riccardo Massacci, dei quali forniamo una breve biografia.

Dante Albanesi. Laurea DAMS Spettacolo a Bologna, tesi su Peter Greenaway (110 e lode). Per la critica cinematografica, ha vinto i Premi Segnocinema 1994, Adelio Ferrero 1994 e Filippo Sacchi 1997. Ha scritto di cinema su quotidiani (“Il Resto del Carlino”), siti internet e riviste, tra i quali: “Cineforum”, “Cabiria”, “FilmCritica”, “Segnocinema”, “reVision”, “Shortvillage”, “Cinemania”, “Fotogenia”, “CinemaSud”, “La linea dell’occhio”, “Proiezioni”, “AccaParlante”, ildocumentario.it. Ha collaborato con il Premio Libero Bizzarri (documentari italiani e internazionali) e il FanoFilmFestival (cortometraggio internazionale). Nel 2002 pubblica il libro Da Cabiria a Moulin Rouge! – Cento anni di musica per il cinema (Cineforum San Benedetto del Tronto). Organizzatore di corsi di cinema per scuole e associazioni. Direttore Artistico delle edizioni 2003-2008 del festival del cinema breve CortoperScelta.

Riccardo Massacci. Docente di materie letterarie della scuola media Cappella-Curzi dal 1999. Componente dalla fondazione (1987) del Laboratorio Teatrale “Re Nudo” di San Benedetto del Tronto. Ha contribuito in qualità di attore, tecnico e aiuto alla regia, a gran parte dei lavori teatrali del gruppo e, sempre per conto di Re Nudo, all’organizzazione e alla direzione artistica delle 16 edizioni dell’Incontro Nazionale dei Teatri Invisibili (1995-2010).

rosso verdeI colori che siamo adotta il Tricolore come contenuto centrale, e in qualche modo come “protagonista”. La base testuale del nostro percorso era ovviamente l’art. 12 della Costituzione della Repubblica Italiana, che così recita: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”.

L’elaborazione di questa esperienza si è avvalsa di vari materiali, letture, discussione di testi teorici, visione di film, ecc. Uno dei punti di partenza è stata la visione del documentario sperimentale Lotte in Italia di Jean-Luc Godard (1971). Il titolo di testa del film era strutturato in modo originale: l’inquadratura riproduceva il tricolore italiano, ma al posto della struttura canonica dei colori, il rosso e il verde erano stati sostituiti dal loro “equivalente alfabetico”, come si può notare dall’immagine a lato.


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LA LAVORAZIONE

Da qui è partita un’esercitazione che si è protratta per vari incontri. I ragazzi hanno proposto fantasiose varianti, sviluppando l’intuizione di Godard verso direzioni inaspettate, di cui qui a lato forniamo un esempio. A riguardo, è da sottolineare una cosa importante: questo tipo di lezione necessita di un’atmosfera di creatività che presuppone un certo grado di autogestione da concedere allo studente. Le bandiere realizzate sono dunque il frutto di una improvvisazione controllata, dove i docenti devono cercare di mantenere un delicato equilibrio tra libertà di azione e osservanza delle strutture di partenza. La maniera di condurre questo tipo di lezione è descritta nel video I colori che facciamo, inserito nel sito del Gold Indire.

i colori che siamo (3)Tale esercitazione pittorica si è sviluppata in parallelo con un’altra, che invece ha declinato la struttura del Tricolore secondo una tecnica esplicitamente gestuale. Mentre la “bandiera alfabetica” aveva chiari legami con l’arte concettuale degli anni ’70, la “bandiera gestuale” prendeva spunto dalla corrente artistica dell’action-painting, o espressionismo astratto, filone che negli anni ’50 ha avuto come principali esponenti Jackson Pollock e Mark Rothko. Alla base di questo stile sta il versare il colore sul foglio o sulla tela senza seguire uno schema prestabilito, ma affidandosi all’impulso del momento. Questo tipo di riprese sono dunque caratterizzate dalla impossibilità di ripetere un ciak, una volta che il colore è già caduto. Più che una scena cinematografica vera e propria, questa esercitazione si è svolta dunque come una performance, con la caratteristica dell’unicità.


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I COLORI E LE VOCALI

Altro importante versante del progetto era la riflessione sulla poesia. Siamo partiti dal concetto di sinestesia (ovvero la “Fusione in un’unica sfera sensoriale delle percezioni di sensi distinti”), prendendo come spunto il celebre sonetto Voyelles di Arthur Rimbaud basato sull’associazione dei colori alle cinque vocali (testo che tra l’altro rientrava negli argomenti di studio curricolari).

A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu : voyelles,
Je dirai quelque jour vos naissances latentes :
A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

Golfes d’ombre ; E, candeur des vapeurs et des tentes,
Lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d’ombelles ;
I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
Dans la colère ou les ivresses pénitentes ;

U, cycles, vibrements divins des mers virides,
Paix des pâtis semés d’animaux, paix des rides
Que l’alchimie imprime aux grands fronts studieux ;

O, suprême Clairon plein des strideurs étranges,
Silence traversés des Mondes et des Anges :
– O l’Oméga, rayon violet de Ses Yeux ! –

Ovviamente non si è chiesto agli alunni una mera parafrasi della poesia, ma di seguire e sviluppare il senso di questo esperimento sinestetico. Rimbaud partiva dalle vocali e giungeva ai colori; noi invece abbiamo operato in modo necessariamente inverso: siamo partiti dai tre colori e abbiamo creato una serie di concetti verbali. Questo lavoro, sviluppato nell’arco di più incontri, ha portato alla stesura di una poesia collettiva, dove ogni singolo studente era chiamato ad ideare un verso, una parola, un’immagine… Successivamente, rileggendo insieme i singoli elaborati, si è proceduto per associazione d’idee ad un ulteriore sviluppo del testo e a una sua ripetuta correzione. In tal modo, la poesia finale (che abbiamo intitolato BiancoRossoVerde) è stata creata come un vero e proprio montaggio cinematografico.

Abbiamo inoltre chiesto di ideare un concetto ternario astratto che fosse in qualche modo sovrapponibile alla terna bianco-rosso-verde. Tra le tantissime proposte, ne abbiamo selezionata una: Passato-Presente-Futuro. La quale, associata al Tricolore, è diventata: Passato/Rosso – Presente /Bianco – Futuro/Verde. Nella versione finale della poesia, dal concetto ternario sono scaturiti questi tre versi:

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Sangue del Passato

Nebbia del Presente

Profumo di Futuro

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Ovviamente, la versione finale del video (montato con il programma digitale Adobe Premiere 6.5) ha operato un’estrema sintesi dell’intera poesia. Ma tale sintesi non sarebbe emersa senza tutto il lavoro di creazione e scrittura operato a monte.


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LA BANDIERA

Altro concetto importante era invece di natura squisitamente filmica: sin dall’inizio, l’idea centrale era di creare una “immagine-bandiera”. L’inquadratura doveva riprodurre fedelmente il Tricolore nei suoi principali connotati: tonalità, proporzioni, struttura ternaria (elementi stabiliti per legge dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana nº 174 del 28 luglio 2006). In particolare, i tre colori ufficiali (verde felce, bianco acceso, rosso scarlatto) sono stati fedelmente riprodotti secondo il sistema RGB. Attraverso la visione di vari film e video, si è dunque introdotto agli studenti la figura cinematografica dello split-screen, ovvero la divisione dello schermo in più sezioni, ognuna occupata da un’immagine diversa. L’inquadratura-tipo del nostro video doveva dunque essere suddivisa in 3 sezioni verticali uguali tra loro, come fedele imitazione della bandiera italiana.

L’esercitazione centrale di questa esperienza ha riguardato la fabbricazione delle bandiere. Non ci sembrava giusto utilizzare bandiere preesistenti: occorreva colorarne di nuove, in modo da instaurare, soprattutto in senso psicologico, un forte sentimento di appartenenza. I ragazzi hanno colorato vecchie lenzuola bianche di rosso e verde, creando tre versioni finali: una bandiera “di mani”, una “di impronte” e una più canonica con i tre campi distinti.

A questo punto, il concetto successivo era di saper vedere un oggetto consueto in modo nuovo, ovvero di trasformare il tradizionale utilizzo della bandiera: da emblema ufficiale a comune lenzuolo. In, tal modo, il Tricolore acquisisce un esplicito significato di protezione, di “Patria materna”. Questo ci ha portato ad immaginare i ragazzi distesi addormentati sulle bandiere da loro dipinte, disposte sull’erba al centro di una pineta. Il loro lento risveglio porta alla recita della poesia e, in qualche modo, alla scoperta, fisicamente tattile, della loro Patria.

Questo tipo di sequenza, inevitabilmente da realizzare all’aperto, ha reso obbligatoria la tecnica del doppiaggio. Abbiamo cioè filmato i volti dei ragazzi che recitano la poesia sdraiati sulle lenzuola (e dunque immersi nel magma sonoro della pineta e del traffico stradale); poi a queste immagini abbiamo applicato altre voci registrate al chiuso. Il montaggio sonoro è stato completato con vari rumori d’ambiente (gesso sulla lavagna, pennarello sul foglio, fuoco, onde marine, schiamazzi di alunni) e con il brano “10.8” del complesso norvegese dei Supersilent, famosi per le loro atmosfere sospese e metafisiche.

Questo complesso di rimandi e suggestioni culturali necessitava di un’immagine forte e “risolutiva”. Abbiamo quindi pensato di fondere i concetti di colore e di corpo, rifacendoci alle ricerche del Noveau Réalisme e in particolare ai corpi dipinti di Yves Klein. I ragazzi si ridestano sulla bandiera, la carezzano con le mani e si accorgono che il colore è ancora fresco; infine si tingono delicatamente il viso, mentre tutta l’immagine si dissolve nel colore della bandiera.

Nell’arco del suo svolgimento, il Progetto VideoItalia ha attuato diverse procedure:

  • lezioni frontali introduttive, finalizzate a fornire alcune nozioni basilari sul linguaggio del cinema, che saranno poi utilizzate al momento delle riprese.
  • ricerche personali a partire dal vissuto interiore ed esteriore e uso degli elementi trovati;
  • produzione testi (poesia collettiva) da temi e immagini indicate;
  • osservazione reciproca, rilevamento elementi positivi o errori, suggerimenti;
  • discussione coordinata;
  • riprese video prodotte insieme agli alunni;
  • esercitazioni di montaggio.

Nonostante gli aspetti complessi di cui abbiamo parlato sinora, questo Progetto ha necessitato in realtà di materiali poveri (riferibili appunto all’estetica dell’”arte povera”): fogli di carta di varia grandezza (bianchi e colorati), colori (a tempera e a spirito), vernice, vecchie lenzuola bianche.

L’esperienza si è sviluppata dando la possibilità di modificare in corso d’opera la scelta dei materiali che man mano venivano prodotti, anche e soprattutto alla luce delle ricadute sui comportamenti degli allievi nella sfera didattica. La preoccupazione maggiore è quella di renderli protagonisti attivi dell’esperienza. Ciò contribuisce ad aumentare la motivazione degli alunni, sino a compensare evidenti punti deboli del loro percorso puramente scolastico.

Per quanto riguarda le fasi di valutazione intermedia, questo Progetto si è evoluto in un’ottica di “cinema di ricerca”, di work in progress. Forma e contenuto finali del video non erano già prestabiliti all’inizio degli incontri, ma si sono gradualmente affinati e chiarificati nel corso delle settimane, e soprattutto alla luce dei primi montaggi del video, realizzati dal mese di aprile. Tralasciando la poesia collettiva, I colori che siamo è un video realizzato senza sceneggiatura, quindi in un contesto di progressiva sperimentazione. Ne è un esempio il breve capitolo dedicato alle barchette di carta sulla spiaggia, non previsto all’inizio delle riprese, ma poi divenuto parte fondamentale del montaggio conclusivo. Questo frammento si è fuso armonicamente al resto del discorso, poiché l’archetipo della barca rimanda inevitabilmente alla metafora del viaggio, all’Italia come paese di coste, di navigatori e di migranti.


Riccardo Massacci – Dante Albanesi
Scuola Media “Curzi” – San Benedetto del Tronto (AP)

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