parola

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Sin dalla prima stesura del soggetto, si era deciso che Succo di mela non dovesse mai utilizzare le parole. In tal modo, volevamo ribaltare gli approcci di tanto cinema scolastico che spesso si abbandona a dialoghi, monologhi e voci narranti eccessivamente lunghi e didascalici, tentando di supplire alla carenza di creatività con un eccesso di verbosità. Ciò ovviamente non è tutta colpa della scuola, dato che gli esempi quotidianamente divulgati dalla televisione (fiction e sceneggiati, soprattutto quelli di produzione nazionale) non fanno che alimentare e in qualche modo “giustificare” questo cattivo gusto…

Azzerando completamente i dialoghi, Succo di mela si ingegnava di raccontare una storia con il puro linguaggio delle immagini. Tuttavia, non bisognava dimenticare un concetto importante: l’assenza di parola non vuol dire assenza di voce. Ed è per questo che la colonna sonora di Succo di mela offre una vasta gamma di messaggi sonori non-verbali, codici che spesso sono più espliciti della parola. Eccone un breve elenco:

  • Subito dopo la distribuzione della pizza, i ragazzi nell’Aula cominciano a masticare all’unisono. Questo suono ad alto volume, abbinato alla posizione immobile dei ragazzi e al loro sguardo fisso, comunica un’idea chiara di sottomissione e di annullamento della volontà.
  • Finalmente solo in Sala Computer, il Bullo avvicina alle labbra la cannuccia del succo di mela e comincia a succhiare;
  • Nella terza scena del corridoio, la stasi silenziosa dei due precedenti scontri ha un’imprevista variazione: la risata, breve e nervosa, dei due compari.
  • In Sala Computer, l’agonia del Bullo attraversa tutte le manifestazioni della voce umana: dal respiro alle grida, al rantolo, prima leggero poi sempre più cupo.

Masticazioni, risate, grida… Tale apparato sonoro conferisce al film una dimensione fortemente fisica, al limite con l’animalesco. La cosa importante da rimarcare è che nessuno di questi rumori è stato realizzato in diretta, ma sono stati tutti registrati a parte: gli attori hanno riprodotto al microfono della telecamera i versi della masticazione, dei respiri e dei rantoli, in modo da ottenere un sonoro più preciso e limpido. Ciò ovviamente ha richiesto un ulteriore lavoro di montaggio per la sincronizzazione dei suoni e la regolazione dei livelli audio. Ma il risultato finale ha comunque giovato al corto: in ogni sequenza, nonostante la distanza degli attori, il suono rimane sempre in primo piano.


>> RUMORI 


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